Buondì. L'azzardo ripaga?

 

 

La nuova pubblicità del Buondì Motta ha sollevato un polverone sui social, e non solo.

La pubblicità (visibile al seguente link) mostra un tranquillo contesto familiare nel quale una bambina chiede alla propria madre una colazione “leggera ma decisamente invitante”.

La madre davanti ad una simile richiesta risponde scuotendo la testa: “Non esiste una colazione così, cara. Possa un asteroide colpirmi se esiste!”.

Senza nemmeno finire la frase, la madre viene letteralmente schiacciata da un asteroide, davanti allo sguardo impassibile della figlia. La bambina non sembra nemmeno mostrare particolare stupore per ciò che è appena accaduto alla propria madre. Nei due sequel, le vittime sono il padre e un postino. Di fronte a quello che accade, la bambina resta ancora impassibile.

Nonostante la scena abbia caratteri paradossali e, per certi versi, grotteschi, il forte realismo del contesto ha urtato la sensibilità di molti consumatori.

Il pubblico si divide tra coloro che considerano la pubblicità geniale e coloro che la giudicano severamente.

È quindi interessante capire quali siano i rischi legali e le conseguenze di una comunicazione pubblicitaria come quella del Buondì Motta sulla base delle previsioni del Codice di Autodisciplina della Comunicazione Commerciale (CACC). Il CACC è il codice di norme in materia di pubblicità, sulla base del quale si pronuncia il Giurì dell’Autodisciplina Pubblicitaria, ossia l’organismo indipendente che si occupa di vigilare sul rispetto da parte degli operatori pubblicitari dei principi basilari di una comunicazione onesta, veritiera e corretta.

L’art. 9 del CACC (“Violenza, volgarità, indecenza”), prevede quanto segue: “la comunicazione commerciale non deve contenere affermazioni o rappresentazioni di violenza fisica o morale o tali che, secondo il gusto e la sensibilità dei consumatori, debbano ritenersi indecenti, volgari o ripugnanti”.

Deve essere preso in considerazione anche l’articolo 11, il quale impone che i messaggi non debbano contenere elementi che possano “danneggiare psichicamente, moralmente o fisicamente” bambini o adolescenti.

Non vi sono dubbi che la pubblicità del Buondì Motta possa essere ritenuta contraria ai menzionati articoli. La peculiarità della fattispecie deriva anche dalla natura del prodotto reclamizzato: si tratta di una pubblicità rivolta anche (o meglio, soprattutto) ad un pubblico di bambini e adolescenti, abituali consumatori del Buondì.

Sarebbe quindi importante conoscere l’opinione del pubblico (effettuando sapientemente dei test consumatori) per poter disporre di ulteriori elementi al fine di valutare in concreto come la comunicazione sia stata “percepita”.

È chiaro infatti che se emergesse che la pubblicità non ha “colpito” i soggetti che le norme autodisciplinari intendono tutelare, la stessa potrebbe superare il vaglio oltre che del pubblico, anche delle autorità che su di essa potranno essere chiamate a pronunciarsi.

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